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Il liceo–ginnasio “G.C. Tacito”:
600 anni di storia
Il Liceo-Ginnasio di Terni vanta una lunga e gloriosa tradizione, segnata dalle vicende culturali e politiche della città e della sua gente. Ha origini remote: le prime tracce della sua presenza risalgono agli inizi del Quattrocento, ed è scuola comunale a base umanistica. Si sviluppa nell’età del Rinascimento e della Controriforma secondo i modelli culturali imposti dallo Stato della Chiesa, in cui Terni si trova progressivamente integrata fino a perdere le antiche libertà comunali.
A partire dal 1624 la scuola è gestita dalla Compagnia di Gesù che si insedia nel complesso di S. Lucia. I Gesuiti anche a Terni introducono la Ratio studiorum centrata sullo studio della teologia e l’uso della lingua latina, sicché la scuola non si distingue dal seminario, per il tipo di cultura, il rigore formale, le pratiche religiose. Solo dopo la soppressione della Compagnia di Gesù (1773), il Ginnasio torna ad essere amministrato dal Comune, pur conservando l’impostazione culturale e disciplinare dei maestri gesuiti.
Una svolta significativa si verifica nel 1798-99 con la nascita della Repubblica Romana ad opera dell’armata napoleonica, allorché la scuola ternana viene riformata sul modello del Liceo francese. Il processo di laicizzazione del sistema scolastico, interrotto dalla caduta della Repubblica, viene ripreso nell’età napoleonica, e precisamente negli anni 1810-1813, quando Terni entra a far parte dell’Impero Francese. Allora si assiste anche all’introduzione di nuove e moderne discipline di studio, come il diritto, la lingua francese, la musica, la scherma ecc.
Nell’età della Restaurazione il Liceo-Ginnasio è amministrato dalla Municipalità e dal Vescovo, tra tensioni e rivalità reciproche. Adotta nuovamente la pedagogia cattolica uscita dal concilio tridentino e rielaborata da Leone XII nella Bolla Quod divina sapientia (1826), secondo cui l’educazione, umanistica e scientifica, deve ispirarsi al principio dell’unità del sapere, garantita dalla teologia.
Il vento della rivoluzione nazionale soffia anche a Terni e contagia persino il clero, che partecipa degli entusiasmi neoguelfi. E’ il caso del Vescovo Tizzani e del prete Luigi Nobili che insegnano, l’uno occasionalmente e l’altro stabilmente, al Liceo-Ginnasio di Terni, ove uniscono la pietà religiosa all’amore del sapere. La cultura scientifica si emancipa progressivamente dalla teologia e si affiata con la modernità.
Dopo l’Unificazione d’Italia, il Liceo-Ginnasio di Terni subisce una trasformazione radicale, cessa, infatti, di essere una scuola “comprensiva” e diventa scuola ginnasiale di durata quinquennale, con programmi laici e moderni; non è più solo riservata ai maschi ma accoglie anche le femmine. Inizialmente il Ginnasio è gestito dal Comune e sussidiato dal Governo; nell’ottobre del 1879 ottiene il “pareggiamento” e dieci anni più tardi diventa governativo. Finalmente il 27 settembre del 1912 il Comune di Terni viene autorizzato dal Ministero della P.I. ad aprire anche il corso liceale. Il 1 ottobre di quell’anno, pertanto, nasce il Regio Liceo-Ginnasio di Terni, che prende il nome del commediografo umbro T. Maccio Plauto.
Il Liceo-Ginnasio non ha una sede propria: dopo aver lasciato il complesso di S. Lucia, trova una provvisoria sistemazione dapprima a palazzo Mariani (ora Istituto musicale “Briccialdi”) e più tardi presso l’Istituto Tecnico “F. Cesi” (ora Liceo scientifico “Galilei”). Solo nel 1936 si trasferisce nel nuovo edificio costruito dall’ing. Guazzaroni nell’area dei Camporeali, secondo uno stile tipico dell’architettura fascista. In occasione del trasferimento il Liceo-Ginnasio assume la denominazione di “Cornelio Tacito” che tuttora conserva.
Intanto la scuola vive il travaglio della storia: passa attraverso la guerra, la crisi del dopoguerra, il fascismo; sperimenta la riforma Gentile e i “ritocchi” dei ministri che gli succedono, da Fedele a De Vecchi; partecipa dei rituali imposti dal regime; subisce le leggi razziali. Con la riforma Bottai, prevista dalla “Carta della scuola”, il Liceo classico perde il Ginnasio inferiore, compreso nella Scuola Media Unica, e assume definitivamente la struttura quinquennale. Gli interventi legislativi, nel complesso, mirano a fare della scuola umanistica la fucina della classe intellettuale e dirigente, educata ai valori nazionali e patriottici.
La vita della scuola è come sospesa nel 1943-44, a seguito dei gravi bombardamenti aerei che colpiscono la città: riprende nel dopoguerra, anche grazie alla dedizione del preside Arcangelo Petrucci. L’ambiente è sereno, il ritmo di vita lento, lo stile severo e sobrio, il tipo di sapere umanistico e teoretico: tutto come vuole la tradizione. A scuotere improvvisamente il Liceo classico, come le altre scuole di Terni, è la contestazione studentesca del ’68, che ciclicamente riesplode nel decennio successivo, mettendo in crisi antiche certezze e soprattutto il rispetto del principio d’autorità e il culto del sapere disinteressato. Segue un lungo periodo di assestamento e quindi il ripiegamento su forme morbide di protesta con il ricorso all’”autogestione”. La gioventù studentesca passa da forme radicali di politicizzazione al disimpegno politico, al ripiegamento su se stessa. Oggi è travagliata da problematiche esistenziali, da turbamenti adolescenziali, che affiorano anche nel giornalino d’Istituto.
Negli ultimi decenni il sistema scolastico italiano è divenuto sempre più complesso e difficile da gestire. Anche il Liceo-Ginnasio di Terni si è trovato a dover gestire una realtà complessa in un regime di “autonomia” non ancora ben definito. Ha attraversato crisi strutturali e culturali che ricordano epoche lontane della sua storia. Attualmente sembra aver ritrovato un equilibrio interno, sia in termini demografici che didattici.
Cambiano gli insegnanti, i presidi, gli studenti, i segretari, i bidelli; cambiano i programmi, gli esami, i libri di testo; cambiano le mode culturali, le teorie pedagogiche e didattiche, ma il Liceo-Ginnasio rimane se stesso, coerente alla sua vocazione, antica e nobile, di formare le nuove generazioni. Per questo rappresenta ancora oggi il punto di riferimento culturale della città. Le sue crisi sono metamorfosi.